Quello che a Umberto Eco sfugge sui libri elettronici

L’ultimo numero della Bustina di Umberto Eco sull’Espresso è dedicato ai libri elettronici: faranno sparire o no quelli di carta?

Per Eco non ci sono dubbi: “L’iPad, il Kindle e le altre tavolette sono strumenti eccellenti, ma non sperate di liberarvi dei volumi di carta. Anzi, ne vedremo sempre di più, in tutto il mondo”.

In generale, penso (e spero…) che Eco abbia ragione. Inoltre gli e-book presentano ancora problemi ambientali ed economici da non sottovalutare. Però c’è un punto della tesi di Umberto Eco che non sta proprio in piedi, almeno nella forma espressa in quell’articolo: “la vera ragione per cui i libri avranno lunga vita è che abbiamo la prova che sopravvivono in ottima salute libri stampati più di cinquecento anni fa, e pergamene di duemila anni, mentre non abbiamo alcuna prova della durata di un supporto elettronico”.

Oggi, in effetti, non solo non abbiamo alcuna garanzia che testi e altri contenuti digitali possano durare più di pochi anni, ma abbiamo parecchie prove del contrario. Solo che il motivo non è affatto quello che dice Umberto Eco: “Nel giro di trent’anni il disco floppy è stato sostituito dal dischetto rigido, questo dal dvd, il dvd dalla chiavetta, nessun computer è più in grado di leggere un floppy degli anni Ottanta e quindi non sappiamo se quanto c’era sopra sarebbe durato non dico mille anni ma almeno dieci”.

Infatti preservare per millenni dei file, cioè sequenze di bit, copiandoli ogni pochi anni “ dal dischetto rigido al dvd, dal dvd dalla chiavetta” costa, ma può costare molto meno che mantenere copie cartacee delle stesse informazioni (quando è possibile, cioè mai per musica dal vivo, film e simili).

Il vero motivo per cui i contenuti digitali possono effettivamente durare migliaia di volte meno della carta non c’entra nulla con le cose di cui parla Eco, cioè il supporto fisico su cui conserviamo le sequenze di bit costituenti i documenti digitali che chiamiamo file; è il fatto che ancora oggi siamo talmente immaturi e ignoranti (come società) da tollerare formati di file, cioè le regole su cosa significano le varie sequenze di bit al loro interno, che sono segreti e cambiati continuamente da questa o quella società privata per ragioni puramente commerciali, non tecniche.

Al mondo esistono milioni di floppy disk dei primi anni ’90 che sono ancora perfettamente leggibili, quindi copiabili senza nessun problema su chiavette o qualsiasi altra cosa… ma è inutile farlo perchè non esiste più alcun programma capace di leggere i file che contengono. I libri elettronici in formati davvero aperti, invece, rimarranno leggibili finchè ci saranno dispositivi elettronici capaci di leggerli, anche millenni quindi.

Per saperne di più e capire il vero rischio di affidarsi alla cieca ai libri elettronici, potete leggere questo mio articolo sui formati aperti, quest’altro su come i formati aperti sono stati sottovalutati in una recente proposta di legge, oppure questo seminario sui formati dei file (in inglese).

CMS opensource: TYPO3 4.4 è il cms semplice da usare

E’ stato rilasciato TYPO3 4.4: focus sulla semplicità di utilizzo

E’ stata rilasciata oggi la nuova versione di TYPO3, giunta ora alla versione 4.4. La nuova release rende TYPO3 ancora più semplice, specialmente per i nuovi utenti. Il tuo nuovo sito TYPO3 può essere messo in funzione in soli 5 minuti dal download, grazie al nuovo pacchetto di startup e al template di base. Di seguito potete trovare le migliorie più importanti.

leggi il resto qui E’ stato rilasciato TYPO3 4.4: focus sulla semplicità di utilizzo.

Terzo JoomlaDay Italia – Verona – Ottobre 2010

La community italiana di Joomla in collaborazione con Joomla.org e l’Associazione JoomlaVeneto organizza il terzo JoomlaDay italiano.

L’evento, che dal 2009 ha ricevuto il patrocinio dal Ministro della Gioventù On.le Giorgia Meloni, sarà ospitato sabato 9 Ottobre 2010 dalle 9:00 alle 18:30 presso il Centro Congressi VeronaFiere V.le del Lavoro 8, 37135 – Verona.

visita Joomladay.it – Terzo JoomlaDay Italia – Verona 2010.

Joomla! è un sistema di gestione dei siti internet veramente fantastico.

La versatilità di questa applicazione web permette di fare tutto ciò che su Internet fanno le aziende più importanti.

Quanto costa Jommla! ? Zero. Quanto costa lo sviluppo di un sito con Joomla! ? Dipende dalle ore di lavoro dei programmatori che vi si applicano.

Per avere maggiori informazioni non perdetevi questo evento che è fondamentale per tutta la comunità degli sviluppatori di software libero italiani.

Marco Costanzo

Gli impiegati inglesi consigliano di passare a Linux

Richard Stallman, Apple è l’impero del male

Gli Usa vorrebbero l’interruttore per spegnere Internet

In via di approvazione la legge che permetterebbe al presidente di disconnettere la Rete per ragioni di sicurezza nazionale. Ma la legge ammazza-internet non a tutti piace.

Non è un mistero per nessuno il fatto che parte della guerra moderna si possa combattere con mezzi decisamente poco tradizionali, come attacchi mirati alle infrastrutture connesse a Internet, sfruttandone i punti deboli.

Per prevenire scenari di questo tipo il governo americano ha creato il National Center for Cybersecurity and Communications, un’agenzia che ha proprio il compito di sorvegliare gli accessi virtuali agli Stati Uniti e prendere provvedimenti in caso di minacce.

Ora, con l’approvazione preliminare da parte della Commissione per la Sicurezza nazionale e gli Affari governativi del Senato, un nuovo tassello si aggiunge al puzzle della cybersicurezza americana, un tassello che ha scatenato la preoccupazione di quanti vedono troppo potere potenzialmente censorio accentrato nelle mani di uno solo: concedere al presidente americano la facoltà di “spegnere” Internet per un massimo di 120 giorni in caso di gravi minacce.

In base alla proposta di legge – avanzata dal senatore Joseph Lieberman e approvata in Commissione – il presidente, qualora ritenga che sia tangibile il rischio di un attacco informatico che possa “causare danni elevati e perdite di vite umane”, potrà imporre ai provider, ai motori di ricerca e alle aziende di software di interrompere la fornitura dei servizi per, appunto, un periodo di tempo non superiore ai quattro mesi (per un eventuale prolungamento della sospensione occorre il parere favorevole del Congresso).

Tutto ciò è contenuto nel provvedimento denominato Protecting Cyberspace as a National Asset Act (Legge per la protezione del cyberspazio quale risorsa nazionale) ma più comunemente noto come Internet Kill Switch, quasi che rappresenti un bottone che il presidente Usa può premere per spegnere Internet.

Le conseguenze di questa legge – qualora ricevesse l’approvazione definitiva al Congresso – non sono certe. Tanto per iniziare, la definizione delle minacce che consentirebbero di agire è quantomai vaga, e il pericolo che ciò possa esporre ad abusi a molti sembra concreto.

D’altra parte c’è anche chi sostiene che questa proposta in realtà limiti i poteri del presidente, attualmente più ampi: in base a una legge del 1934 (il Communications Act) già ora, in teoria, potrebbe imporre lo stop ai servizi di connessione, e senza limiti particolari.

C’è poi la questione della natura stessa di Internet, ossia una rete interconnessa che non si limita certo agli Stati Uniti: spegnerne una parte avrebbe con ogni probabilità ricadute pesanti anche sugli altri Stati del mondo, che si troverebbero a dipendere dalle decisioni prese a Washington su un’infrastruttura a oggi fondamentale per il funzionamento di pressoché ogni servizio o impiego.

Il che porta naturalmente alla non nuova considerazione sulla Rete come una creatura sostanzialmente americana, nonostante le recenti aperture di organismi importanti come l’Icann.

D’altra parte Internet è nata come rete basata su nodi centrali importanti (basti pensare ai server DNS) e solo da poco si fanno notare alternative completamente decentralizzate come Netsukuku, le quali tuttavia si trovano in uno stadio poco più che embrionale.

La discussione è ancora aperta e le associazioni per i diritti civili stanno facendo sentire la propria voce, chiedendo che la norma specifichi più chiaramente quali siano le conseguenze concrete sulle comunicazioni – e sulle libertà – qualora si decida di attuare il “blackout programmato di Internet”.

fonte e link Zeus News

Inviare allegati .doc è una brutta abitudine

Se volete sapere perché inviare allegati .doc è errato potete leggere questo documento.

Non vi arrabbiate anche voi quando ricevete per posta elettronica un documento Word? Gli allegati Word sono fastidiosi, ma soprattutto impediscono alle persone di passare al software libero. Forse possiamo mettere fine a questa pratica, con un semplice sforzo collettivo. Tutto quello che dobbiamo fare è chiedere a chiunque ci mandi un file Word di riconsiderare il suo modo di fare.

La maggior parte degli utilizzatori di computer usa Microsoft Word. Questo è un problema per loro, perché Word è un software proprietario, che nega ai suoi utenti la libertà di studiarlo, modificarlo, copiarlo e ridistribuirlo. Inoltre, visto che Microsoft cambia il formato dei file di Word ad ogni versione, i suoi utenti sono intrappolati in un meccanismo che li obbliga ad acquistare ogni aggiornamento, che desiderino cambiare o meno. Potrebbero anche scoprire, tra qualche anno, che i documenti Word che scrivono oggi non sono più leggibili con la versione di Word che staranno usando allora.

leggete il resto qui Possiamo mettere fine agli allegati Word – Free Software Foundation FSF.

Se avete ricevuto un allegato in formato .doc potete invitare i vostri corrispondenti a scoprire il fantastico mondo di OpenOffice.Org

Mercoledì 7 luglio 2010: seminario sul lavoro Open Source

Seminario n. 5 del ciclo: LAVORARE OPEN SOURCE Mercoledì 7 luglio 2010 Spazio Eventi della Camera di Commercio, Prato Via Rinaldesca 13

Strumenti open source per la gestione dei sistemi di comunicazione e dei rapporti con clienti e fornitori: posta elettronica e strumenti di collaborazione, teleconferenza, VoIP, CRM.

In collaborazione con TINNOVA

Programma

ore 9 – Registrazione

- Saluti e apertura dei lavori
Alberto Caravaggio – resp. Officina per l’Innovazione, TINNOVA
Paolo Alderigi – Polo Tecnologico

- Zimbra Collaboration Suite e integrazione con CRM VTiger
Stefano Pampaloni – Seacom

ore 11 – Coffee break

-  DimDim: teleconferenza Open
Alessandro Fortunati – Seacom

-  KalliopePBX: centralino VoIP su piattaforma Asterisk
Federico Rossi –  NetResults

ore 13 – Domande e discussione

ore 13.30 – Lunch

Al termine delle sessioni i partecipanti potranno concordare con i relatori degli appuntamenti gratuiti one to one della durata di 2 ore per approfondire le tematiche trattate.

La partecipazione è gratuita. È gradita la registrazione online.

via Seminario 5: Office Collaboration —.

Come si organizza un linux day?

Il Linux Day ha lo scopo di promuovere l’uso e la conoscenza del sistema operativo GNU/Linux e del software libero.

E’ eventualmente possibile prendere in considerazione anche altri sistemi operativi liberi, purchè la manifestazione sia comunque incentrata su GNU/Linux.

Oggi comincio le consultazioni con gli amici “smanettoni” per il programma dell’edizione 2010 del Linux Day per il Gurulug di Sapri e invito tutti coloro che conoscono questo sistema operativo ad attivarsi per l’organizzazione nella propria città di questo evento.

Organizzare questa manifestazione è estremamente semplice. Basta seguire le linee guida che trovate qui LinuxDay 2010 – FAQ o chiedere delucidazioni all’Italian Linux Society

Marco Costanzo