Sì, avete letto bene. Ovviamente non ci riferiamo alla posizione della macchia, che è ancora nel Golfo del Messico, ma alle sue dimensioni. Poiché è difficile con la sola TV farsi un’idea delle reali dimensioni di un disastro (che potrebbe accadere anche nel Mediterraneo) bsogna aiutarsi con qualche dato più o meno familiare. Eccolo qui quindi: il 6 maggio 2010 la macchia aveva un’estensione di almeno 2500 miglia quadrate. Se fossero miglia terrestri (1628 metri) parleremmo, secondo i dati sulle regioni italiane, di 6600 km quadrati, un’area di grandezza compresa appunto fra quella della Liguria e quella del Friuli. Se fossero miglia marine, la macchia sarebbe grossa come l’Umbria. Immaginate guidare per quasi in una giornata, in qualsiasi direzione, senza vedere un solo centimetro quadro libero dal petrolio.
Perché ne parliamo su un sito di informatica etica? Semplice: perchè proprio (e solo) queste tecnologie, se utilizzate nel modo giusto, possono aiutarci come nessun’altra a essere informati e a valutare correttamente le notizie, buone o cattive che siano. Per capire di cosa parliamo, visitate il sito che ha ispirato questo articolo. Potrete vedere, proprio e solo grazie all’informatica, quanto è realmente grande la macchia di petrolio, sovrapponendola con un semplice clic del mouse a New York, Londra, Roma o tante altre città (scrivendone il nome nel campo “Compare to your own city” e cliccando su Go). Se il sito non dovesse funzionare nel vostro browser, guardate invece le figure in una recensione dello stesso sito che conclude dicendo “l’unico possibile beneficio di questa catastrofe è rendersi conto del sorprendente effetto che le nuove rappresentazioni visive della realtà (possibili solo con l’informatica, NdT) possono avere sulla nostra capacità di capire il mondo intorno a noi: questo disastro diventa molto più comprensibile e drammatico quando ci viene mostrato in questo modo”. Guai a usare i computer solo per giocare e chattare, insomma!

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